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Quali sono le intenzioni sul proprio futuro dei giocatori che hanno militato nelle serie di vertice nell’ultima stagione? Cosa fanno oggi gli atleti che hanno calcato i campi da calcio negli anni passati? Quanti di loro riescono a rimanere nel mondo del pallone? Qual è il loro livello di preoccupazione in merito al proprio avvenire una volta abbandonato l’agonismo?

A rispondere è l’analisi sul post carriera dei calciatori professionisti voluta da Aic onlus e svolta in collaborazione con studio Ghiretti. Un dato su tutti: solo il 10 per cento degli ex calciatori lavora stabilmente nel mondo del pallone, anche se tre quarti di loro ha acquisito un titolo per farlo. Nello studio anche una carrellata delle occupazioni attuali di ex professionisti e le loro testimonianze.

Diego Bonavina, presidente di Aic Onlus: "Quella dei calciatori è una categoria di fortunati: possono fare per passione ciò che più piace e, soprattutto, riesce meglio. Lo so, perché ho giocato e ho avuto la fortuna di essere nel Treviso negli anni Novanta, quello del miracolo che ci ha portati dalla serie D alla serie B in solo tre anni, grazie ad altrettante promozioni consecutive. Durante la carriera studiavo e, una volta diventato avvocato, ho iniziato a lavorare mentre ancora giocavo. Credo che il calciatore possa e debba pensare al suo futuro. Se abbiamo voluto questa indagine è perché crediamo fermamente nel progetto formativo che abbiamo avviato e siamo convinti che conoscere sia il primo passo per programmare interventi ancora più adeguati a sostenere il difficile passaggio dal mondo del lavoro agonistico a quello tradizionale".

Dalla ricerca “Fine primo tempo” emergono diversi dati interessanti, che disegnano una panoramica delle aspettative dei calciatori in relazione al loro “secondo tempo” e delle reali possibilità di ricollocazione. Prima di tutto, se un calciatore non è riuscito a trovare una sistemazione entro i primi 4-5 anni dal termine della propria carriera agonistica, rischia di uscire definitivamente dal circuito professionistico. E i numeri parlano chiaro: il 61,4% degli ex calciatori professionisti non opera a nessun livello nel mondo del calcio, nonostante tre quarti degli atleti in questione abbia acquisito un titolo di abilitazione per farlo (di questi, ben il 97,5% quello di allenatore). Ancora: solo il 10% degli ex calciatori professionisti ha lavorato in maniera continuativa nelle ultime tre stagioni nel calcio professionistico. Si tratta di un dato che fa a pugni con la volontà dei calciatori professionisti in campo l’ultima stagione: addirittura il 75,8% di loro pensa di restare in qualche modo nel mondo del pallone e più della metà di questi ultimi non ha pensato ad un’alternativa nel caso non ci riuscisse. Ma ci sono tanti altri dati. Il 51,8% dei calciatori che hanno disputato l’ultima stagione pensa al proprio futuro, ma il dato è influenzato da età e categoria: più si sale di livello, meno pensieri si hanno; più si invecchia, più le preoccupazioni aumentano. A tal proposito, il 32,1% degli interpellati si dichiara molto o abbastanza preoccupato per il proprio post carriera. Proprio per questo, l’83,5% dei calciatori in attività riconosce l’utilità di corsi di orientamento professionale post carriera non inerenti una formazione specifica in ambito calcistico.

Infine, dalle testimonianze di ex calciatori professionisti, risulta evidente come il calcio offra competenze, capacità gestionali e una rete di relazioni che possono essere messe a frutto con ottimi risultati in altri campi. I più battuti risultano sicuramente quelli dell’imprenditoria, del commercio e della ristorazione, nonché della politica e dell’associazionismo.

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