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Come annunciato, nella seduta del 3 marzo le commissioni congiunte Giustizia e Affari Sociali hanno iniziato l'esame delle proposte di legge Nicchi e abbinate. Oggetto di discussione le norme in materia di eutanasia.

 

I deputati firmatari della proposta, hanno chiesto che in Parlamento e nel Paese venga iniziato e portato a termine un serio confronto, privo di pregiudizi ideologici, su un tema tanto delicato, qual è quello relativo all'affermazione del diritto a una morte dignitosa, cioè del diritto di ciascun individuo di scegliere le modalità di interruzione della propria vita nel caso di patologie non curabili e in fase terminale.

Sulla questione è intervenuto anche il Presidente della Repubblica, auspicando un intervento normativo sul tema: “il Parlamento non dovrebbe ignorare il problema delle scelte di fine vita ed eludere un sereno e approfondito confronto di idee sulle condizioni estreme di migliaia di malati terminali in Italia”. Dello stesso parere è anche la Presidente della Camera dei deputati, Laura Boldrini, che ha invitato il Parlamento a valutare iniziative legislative sul tema del fine vita.

La necessità di un confronto, nel rispetto reciproco di posizioni diverse, sul ruolo che deve avere lo Stato e la sua legislazione nei confronti delle decisioni individuali, anche quelle che riguardano la propria vita, ha trovato spesso conferma, oltre che nelle riflessioni di malati terminali con sofferenze insopportabili, anche in quelle di alcuni medici.

Ovviamente, non può essere il legislatore a dare una risposta a dilemmi etici e filosofici, ma è anche palese che il Parlamento – di fronte a un problema così rilevante e che riguarda migliaia di persone – ha il dovere di affrontarlo dando una risposta che deve tenere conto della realtà.

Perciò non appare insensato che, nel caso di un individuo affetto da patologie non curabili e pervenute alla fase terminale, diventi un dovere giuridico e morale, attribuirgli la facoltà di scegliere la modalità di fine della propria esistenza, definendo con chiarezza una normativa che impedisca abusi e tenga conto dell'effettiva volontà della persona malata.

I firmatari della presente proposta di legge (Nicchi, Scotto, Daniele Farina, Franco Bordo, Costantino, Duranti, Melilla, Palazzotto, Pannarale, Pellgrino, Quaranta, Ricciatti, Zaccagnini) ritengono, dunque, opportuno porre all'attenzione del Parlamento un testo che, prevedendo condizioni rigorose, autorizzi l'eutanasia.

L'ottica nella quale si pone la proposta di legge è quella del riconoscimento della possibilità di scegliere la modalità della fine della propria esistenza, nel caso di patologie non curabili e in fase terminale, quale aspetto del diritto a non essere sottoposti a trattamenti sanitari senza il proprio consenso, sancito dall'articolo 32 della Costituzione, dal codice di deontologia medica e dalla Convenzione del Consiglio d'Europa per la protezione dei diritti dell'uomo e della dignità dell'essere umano riguardo all'applicazione della biologia e della medicina, fatta a Oviedo il 4 aprile 1997, resa esecutiva dalla legge 28 marzo 2001, n. 145.

La Convenzione prevede il diritto di ciascun individuo di scegliere di interrompere la propria sopravvivenza nel caso di malattie con prognosi infausta e in fase terminale, mediante un'apposita dichiarazione di volontà, revocabile e modificabile in qualunque momento.

Ne consegue che il medico che pratica l'eutanasia non è punibile se rispetta le condizioni e le procedure indicate dalla legge.

L'eutanasia può essere anche praticata nei confronti di persone affette da patologia grave e incurabile e che non sono più in grado di intendere e di volere (e non potrebbero quindi effettuare una valida richiesta di eutanasia), qualora queste abbiano sottoscritto la cosiddetta dichiarazione anticipata, DAT, entro i cinque anni immediatamente precedenti la situazione che rende impossibile la manifestazione cosciente della propria volontà.

Oppure, se la persona che intende fare la dichiarazione anticipata si trova in condizioni di inabilità fisica permanente che le impediscono di redigerla e di firmarla, la dichiarazione può essere redatta da una persona maggiorenne di sua scelta - fiduciario- in presenza di due testimoni senza alcun interesse materiale al decesso del dichiarante.

È inoltre prevista l'istituzione di una Commissione nazionale che verifichi se l'eutanasia sia stata effettuata secondo le condizioni e le procedure previste. In tal caso, la persona deceduta a seguito di un intervento di eutanasia, è dichiarata deceduta di morte naturale a tutti gli effetti di legge.

Lo scopo è quello di portare una risposta il più possibile condivisa non solo rispetto a scelte, certo non facili, che molti – medici, malati e loro familiari – si trovano quotidianamente a dover fare, ma anche rispetto a un tema su cui il dibattito e il confronto nel Paese sono sempre più attuali.

 

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