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Un Welfare per i minori: già 1700 sottoscrizioni grazie al passaparola. Nuovo appello alla Regione: “Serve una svolta su fondi, programmazione e informazioni nelle politiche per l’infanzia”

Sono già state raccolte circa 1700 firme per il Manifesto per i diritti alla crescita e alla cura e contro il maltrattamento dei minori lanciato dal Tavolo Un Welfare per i minori – rete di 25 fra enti, associazioni e coordinamenti – che sintetizza in quattro punti (in allegato) le richieste indirizzate alla Regione Veneto per un pieno riconoscimento dei diritti di bambini/e e ragazzi/e. Mercoledì 15 maggio 2019, a Padova, presso la sede del Consiglio regionale dell’Ordine degli Assistenti Sociali del Veneto, in occasione della Quinta Giornata regionale contro il maltrattamento all’infanzia e all’adolescenza è stata presentata alla stampa la raccolta firme iniziata dopo il 1 maggio con il passaparola e sui canali online. Una raccolta firme che resterà aperta a tutti i cittadini fino a novembre 2019 e a cui è possibile aderire sul sito del Tavolo.

“Il nostro è un appello a tutti i cittadini veneti, alle associazioni, alla società civile – ha spiegato Paolo Rigon, portavoce del Tavolo – ma innanzitutto ci rivolgiamo alla Regione Veneto a cui ribadiamo una richiesta lanciata ormai due anni fa”. Un appello finora rimasto in larga parte inascoltato e che ha portato alla decisione, ora, di avviare una campagna pubblica di sottoscrizioni, per coinvolgere i cittadini a fianco di operatori e professionisti rappresentati dal Tavolo.

Per la tutela dei minori in Veneto, ha proseguito Rigon, ci sono almeno tre emergenze. “Innanzitutto ribadiamo la necessità improrogabile di predisporre il Piano regionale per lo Sviluppo e tutela dei soggetti in età evolutiva, in applicazione di quello nazionale, pubblicato due anni fa, riguardante tutti gli interventi socio-educativi e sociosanitari attuabili nella comunità locale. Servono almeno 5 milioni per progettare interventi adeguati”.

Un’altra emergenza riguarda il mancato riconoscimento di servizi previsti dai LEA: “La non erogazione delle prestazioni di assistenza sociosanitaria previste dai Livelli Essenziali di Assistenza per la cura e trattamento dei minori, della donna della famiglia comporta l’effetto che alcune migliaia di bambini-adolescenti non usufruiscono delle cure indicate dai LEA”. In particolare Rigon ha sottolineato il nodo delle carenze a fronte del forte aumento di minori con disturbi neurospichiatrici: “Sulla base di una stima prudenziale noi abbiamo ipotizzato una percentuale del 12-15% di bambini che viene colpito, ma il prof. Giorgio Perilongo, direttore di Pediatria di Padova, nel 2016 ha parlato di un 20% di bambini colpiti da disturbi neuropsichici in Veneto, con un aumento del 40% negli ultimi 10 anni. E di recente, lo stesso Perilongo insieme con prof. Ramuzzi (Istituto Mario Negri di Milano) nell’ambito del 2° Festival della Salute Globale di Padova, che si è tenuto ad aprile 2019, ha sottolineato: ‘C’è un urlo che riguarda la salute mentale dei bambini. Voglio parlarvi soprattutto di problemi comportamentali : un bambino su 7 che ha meno di 8 anni ne soffre; 1 su 5 in adolescenza. Le ospedalizzazioni sono aumentate del 50 %’.”.

Infine l’esigenza di ripristinare il personale tagliato nei Servizi sociosanitari distrettuali: “Negli ultimi cinque anni – ha continuato Rigon – non sono stati sostituiti oltre 250 tra assistenti sociali, psicologi, educatori, medici e terapisti, e come scriviamo nel manifesto ne servirebbero almeno 300”. Il Tavolo, ha concluso Rigon, “richiama tutti coloro che intervengono nelle Politiche per i minori al rispetto dell’art. 3 della Convenzione ONU/1989-L.176/91 secondo cui ‘in tutte le decisioni relative ai fanciulli, di competenza delle istituzioni pubbliche o private di assistenza sociale, dei tribunali, delle autorità amministrative o degli organi legislativi,l’interesse superiore del fanciullo deve essere una considerazione preminente’. Vogliamo che sia così anche in Veneto”.

“A distanza di anni dalla creazione del Tavolo – ha detto Riccardo Pavan, membro dell’esecutivo del CNCA (Coordinamento nazionale Comunità di Accoglienza) del Veneto – ribadiamo ancora una volta la nostra preoccupazione per la mancanza da parte della Regione Veneto di un Piano regionale per lo Sviluppo e tutela dei soggetti in età evolutiva”. Pavan ha ricordato che nel 2018 sono state approvate dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali le Linee di Indirizzo per l'accoglienza nei Servizi residenziali per minorenni, che invitano le Regioni ad adottare atti di programmazione in ambito socio-sanitario individuando gli obiettivi di benessere dei bambini e gli interventi di sostegno alla famiglia e di prevenzione delle cause di allontanamento: “Il documento – ha proseguito Pavan – individua inoltre precise strutture di governo con la creazione di tavoli di governo regionali a cui partecipino Servizi sociali, famiglie affidatarie, strutture di accoglienza e Garante. Ad oggi la Regione Veneto non ha attivato nessuna delle linee di indirizzo nazionali”.

“La priorità quotidiana per gli assistenti sociali e gli altri operatori che lavorano nei servizi – ha aggiunto Mirella Zambello, presidente dell’Ordine degli Assistenti Sociali del Veneto – è sostenere la famiglia per promuovere il suo benessere e la genitorialità positiva. Gli studi sottolineano se se lavoriamo con le famiglie vulnerabili in maniera intensiva entro i primi mille giorni di vita dei bambini i fattori di rischio diminuiscono esponenzialmente. Ad oggi la continua carenza di organico porta gli operatori a lavorare in perenne emergenza e ad affrontare le situazioni più complesse ma non ad intervenire in prevenzione. Continuiamo a ricordare che ogni euro speso in prevenzione ne genera nove in termini di ricavo sociale e benessere prodotto alla società”.

Alessandro De Carlo, presidente Ordine Psicologi del Veneto, ha sottolineato la necessità della “piena attuazione degli interventi psicologici di prevenzione e di cura dei minori in situazioni di sofferenza, disagio e disabilità. Ricordiamo che il Ministero della Sanità nei nuovi Livelli Essenziali di Assistenza prevede come diritto anche gli interventi psicosociali di sostegno ai genitori sia nelle varie fasi del ciclo di vita familiare che nei momenti di particolare criticità.
Dobbiamo però guardare in faccia la realtà: oggi il lavoro integrato sui membri del nucleo familiare non è attuabile nei servizi territoriali della nostra Regione (Consultori familiare, Servizi età evolutiva, Ser.D) per la grave carenza di organico, in particolare di psicologi e psicoterapeuti".

Il tema dei tagli è tornato nella parole di Andrea Saccani, presidente di ANEP (Associazione Nazionale Educatori Professionali) del Veneto: “Abbiamo consultori familiari, neuropsichiatrie infantili, servizi per le dipendenze, comunità educative, comunità terapeutiche, tutti servizi autorizzati e accreditati che prevedono la figura dell’educatore professionale ma ad oggi non sappiamo quanti e quali siano i titoli di studio degli educatori sono impiegati in questi servizi. La mancanza di operatori rischia di essere un boomerang per il cittadino stesso”.

Per la Federazione italiana medici Pediatri (FIMP) del Veneto è intervenuta Lorena Pisanello: “Il pediatra di libera scelta con la sua diffusione nel territorio è un punto d’osservazione privilegiato per la rilevazione di condizioni evolutive (dai disturbi del linguaggio, ai DSA, ai disturbi del comportamento, dalle disabilità intellettive ai conflitti relazionali fino alle patologie croniche e complesse) che se intercettate all’esordio con adeguato trattamento posso modificare notevolmente la qualità di vita del bambino. La difficoltà o impossibilità ad accedere ai servizi per età evolutiva territoriale ma anche a quelli specialistici ospedalieri complica ulteriormente il percorso di queste famiglie negando così uno dei diritti fondamentali dei bambini”.

Anche i mondo delle professioni legali ha fatto sentire la sua voce a sostegno del Manifesto. Cristina Tropepi, in rappresentanza dell’Associazione Italiana Avvocati per la Famiglia e i minori (AIAF) del Veneto ha aggiunto: “Come avvocati siamo investiti indirettamente dagli effetti delle carenze di risorse e organico sulla prevenzione: il numero di minori e famiglie che sono coinvolte in procedimenti è in crescita. E peraltro anche a valle c’è un collo di bottiglia: il servizio pubblico è spesso nella oggettiva impossibilità di farsi carico dei processi di cura che le sentenze richiedono”. Per l’avvocato Tropepi, dunque, “è importante ricordare che non basta una sola figura professionale per il sostegno ai minori, serve una rete di figure diverse. E anche parlare di riforma del diritto di famiglia diventa inutile se mancano le risorse professionali per attuarla”. Infine, il nodo dei diritti: “Assistiamo a diritti acquisiti che vengono di fatto negati da una dittatura del budget. Ma i diritti fondamentali non sono giocattoli per pochi”.

Sulla stessa linea anche le avvocato Marina Cottignola e Ombretta Mazzariol della associazione Legal-Mente Minore: “Noi ci occupiamo di casi di ragazzi con comportamenti devianti tra i 14 e i 18 anni: il numero è crescente e si tratta, essenzialmente, di minori che non sono stati presi in carico prima dell’esito deviante. Eppure il comportamento deviante può essere prevenuto, con diagnosi e cura. Non a caso, moltissimi sono minori che hanno disturbi dell’apprendimento, passano attraverso l’uso di sostanze per “autocurarsi”, per poi diventare spacciatori per pagarsi la dose”.

Servono dunque pianificazione, risorse, operatori, ma anche dati, hanno sottolineato i promotori del manifesto: “Gli ultimi dati pubblicati dalla Regione Veneto sono del 2013, successivamente non sono state rese disponibili altre cifre sui reali fabbisogni e la copertura assicurata dai Servizi. Un’assenza che impedisce la verifica e la piena attuazione della programmazione socio sanitaria regionale”. Il Tavolo invita dunque la Regione a rendere pubblici i dati. In ogni caso il Tavolo si impegna a ricostruirli in autonomia, presentando per il 20 novembre 2019 un libro bianco dedicato all'infanzia e all'adolescenza.

Lunedì 13 maggio il manifesto ha incassato l’importante adesione delle segreterie regionali di Cgil, Cisl e Uil, che hanno scritto una lettera ai promotori e si sono impegnate a diffonderlo: “Condividiamo pienamente – si legge nella lettera – la necessità di risollecitare la Regione ad assumere provvedimenti e stanziare risorse adeguate per dare risposte concrete e tempestive alle richieste avanzate nel Manifesto/Appello. E sosteniamo l’urgenza di ripristinare gli organici e le professionalità, purtroppo drasticamente tagliati negli ultimi anni, necessari a garantire servizi adeguati e la piena erogazione dei livelli essenziali (non minimi) di assistenza”.

 

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