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La regione è terza per spesa media mensile più alta

Con 2876 euro che mediamente escono dal portafoglio ogni mese, le famiglie venete sono terze (dopo Emilia Romagna e Lombardia) per spesa media mensile più alta. Lo affermano i dati Istat diffusi oggi dall’Istituto sui consumi familiari in Italia nel corso del 2010.

 Nel complesso è il Nord con 2.796 euro medi al mese, l’area dello Stivale a spendere di più per i generi alimentari e non alimentari. La crisi, tuttavia, ha indotto a ottimizzare al massimo le spese; alla spesa per generi alimentari e bevande viene destinato, in media, il 19 % della spesa totale (era il 18,9% nel 2009); una sostanziale stabilità si evidenzia anche per le abitudini di spesa: il supermercato si conferma il luogo di acquisto prevalente per tutti i generi alimentari (scelto dal 69,4% delle famiglie), mentre quasi la metà delle famiglie (il 48,5%) continua ad acquistare il pane al negozio tradizionale, l’11,5% sceglie il mercato per l’acquisto di pesce e il 17% per la frutta e la verdura. Stabile al 10,1% è la quota di famiglie che acquista generi alimentari, in particolare pasta, presso gli hard-discount. Tra le famiglie del Nord e del Centro la quota di spesa per alimentari e bevande rimane costante (si passa dal 16,4% al 16,5% nel Nord e dal 18,7% al 18,6% nel Centro), mentre nel Mezzogiorno aumenta, arrivando a rappresentare un quarto della spesa totale (era il 24,4% nel 2009). Diminuiscono invece le spese destinate agli altri beni e servizi in tutte le ripartizioni, in particolare, si contrae  la spesa per la cura personale (parrucchiere, barbiere, centri estetici e simili), i viaggi, gli onorari dei professionisti, l’assicurazione vita e le rendite vitalizie. In diminuzione su tutto il territorio appare poi la quota di spesa per combustibili ed energia, aumentata nel 2009 a seguito di una stagione invernale particolarmente lunga e rigida (5,2% nel 2008, 5,5% nel 2009, 5,3% nel 2010). Il calo più marcato si osserva per le spese associate al riscaldamento, in particolare gas da rete e combustibili liquidi; un’evidente diminuzione si osserva anche nelle spese sostenute per le utenze di energia elettrica, a seguito della riduzione dei prezzi associati a questo servizio. Si riduce la quota di spesa per arredamenti, elettrodomestici e servizi per la casa (dal 5,5% del 2008 e 2009 al 5,4% del 2010), soprattutto nel Nord: diminuiscono sia la spesa per mobili e accessori di arredamento, sia quella per i prodotti per la pulizia della casa.  Marcati aumenti si osservano per le spese di condominio e per i lavori di ristrutturazione, soprattutto ordinaria; anche le spese per l’acqua registrano un incremento legato all’aumento dei costi di erogazione del servizio. I maggiori esborsi sostenuti per visite mediche, dentista, esami radiologici ed ecografici hanno determinato, in particolare nel Centro-nord, l’aumento della quota di spesa totale per servizi sanitari. Stabile da ormai tre anni è la quota di famiglie che occupano un’abitazione in affitto (17,2%), con valori pari al 18,2% nel Nord, al 14,4% nel Centro e al 17,6% nel Mezzogiorno. La spesa media effettiva per il canone locativo varia fra i 431 euro delle regioni del Centro e i 295 del Mezzogiorno. Tra le famiglie che vivono in abitazione di proprietà (il 73,6% del totale), il 16,1% paga un mutuo (era il 15,9% nel 2009). Questa voce di bilancio, pur non essendo una spesa per consumi (configurandosi piuttosto come un investimento) rappresenta un’uscita consistente che, per circa 2 milioni 947 mila famiglie, è pari, in media, a 494 euro al mese.

 Paola Vescovi

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