Sanità
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La Fondazione Gimbe ha elaborato un dettagliato “piano di salvataggio” per la sanità pubblica che, oltre alla necessaria (ma non sufficiente) ripresa del finanziamento pubblico, prevede una riforma complessiva della sanità integrativa e un piano nazionale di disinvestimento degli sprechi. In un Paese in cui per la prima volta si muore di più che in passato, è necessario rimettere al centro dell'agenda politica sanità pubblica e welfare, sintonizzare programmazione finanziaria e sanitaria e attuare “innovazioni di rottura” al fine di mantenere un servizio sanitario pubblico a tutela della salute.

La Fondazione GIMBE ha presentato oggi, 7 giugno, alle Istituzioni presso la Biblioteca del Senato “Giovanni Spadolini” il Rapporto sulla sostenibilità del Servizio Sanitario Nazionale 2016-2025, che sintetizza i risultati di studi, consultazioni e analisi indipendenti condotti dal 2013 nell'ambito della campagna #salviamoSSN.

 "L’attuale deriva del Servizio Sanitario Nazionale – esordisce Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione GIMBE – non consegue a un disegno occulto di smantellamento e privatizzazione, ma alla mancanza di un preciso disegno per salvaguardare una sanità pubblica, già sofferente prima della crisi economica, oggi agonizzante per la continua riduzione del finanziamento".



"Il Rapporto GIMBE – continua il Presidente – affronta in maniera indipendente e con un prospettiva decennale il tema della sostenibilità del SSN, ripartendo dal suo obiettivo primario, ovvero “promuovere, mantenere e recuperare la salute delle persone”, tenendo ben presente che la sanità rappresenta sia un considerevole capitolo di spesa pubblica da ottimizzare, sia una leva di sviluppo economico da sostenere".

 Analizzati i trend della spesa pubblica, della compartecipazione alla spesa e dell’incremento delle addizionali regionali IRPEF ed esaminate le numerose criticità della sanità integrativa, il Rapporto GIMBE aggiorna al 2015 l’impatto degli sprechi sulla spesa sanitaria pubblica: € 24,73 miliardi erosi da sovra-utilizzo, frodi e abusi, acquisti a costi eccessivi, sotto-utilizzo, complessità amministrative, inadeguato coordinamento dell’assistenza.


"Il Rapporto GIMBE considera spreco tutto ciò che non migliora gli outcome di salute – spiega il Presidente – perché un sistema sanitario deve ottenere il massimo ritorno in termini di salute dalle risorse investite secondo il principio del value for money. Di conseguenza, abbiamo sviluppato un framework di sistema per guidare il processo di disinvestimento da interventi sanitari inefficaci, inappropriati e dal basso value e riallocare le risorse recuperate in interventi efficaci, appropriati e dall’elevato value sotto-utilizzati, causa di iniquità e diseguaglianze".



"Secondo le nostre stime – continua Cartabellotta – nel 2025 il fabbisogno del SSN sarà di 200 miliardi di euro, cifra che può essere raggiunta solo con l’apporto costante di tre “cunei di stabilizzazione”: l’incremento della quota intermediata della spesa privata, un piano nazionale di disinvestimento dagli sprechi e, ovviamente, un’adeguata ripresa del finanziamento pubblico".



Il “piano di salvataggio” del SSN proposto dalla Fondazione GIMBE (box) è compatibile con lo status economico del Paese e potenzialmente favorito dal nuovo testo costituzionale che riporta allo Stato competenze fondamentali in materia sanitaria. Tuttavia, per una sua efficace attuazione, la sanità pubblica e più in generale il sistema di welfare devono essere rimessi al centro dell’agenda politica al fine di sintonizzare programmazione finanziaria e sanitaria e attuare le necessarie “innovazioni di rottura”.



"Se vogliamo realmente salvare il SSN – conclude Cartabellotta – abbiamo poco tempo: dopo aver raccolto per anni inequivocabili evidenze sulle diseguaglianze regionali, sulla scarsa qualità dell’assistenza, sulle iniquità di accesso alle prestazioni e sulla rinuncia dei cittadini alle cure, oggi iniziamo a vedere i primi disastrosi effetti anche sulla mortalità, un dato che dovrebbe muovere senza indugi coscienza sociale e volontà politica".

 

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