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A Chioggia un eccezionale intervento per il trattamento della fibrillazione atriale con la crioenergia

La fibrillazione atriale è la più comune forma di aritmia cardiaca. Per il suo trattamento da oggi è disponibile presso l'Ulss 14 di Chioggia, la crio-ablazione: una nuova tecnica che “viene dal freddo”, che migliora e perfeziona la tradizionale ablazione transcatetere e che rende più sicuro e semplifica ulteriormente l’intervento mininvasivo di ablazione transcatetere per il trattamento della fibrillazione atriale. La procedura è stata eseguita dal dott. Gabriele Boscolo (coadiuvato dalla dott.ssa Michela Bevilacqua e dall'equipe infermieristica dedicata) su tre cittadini clodiensi, da tempo in lista d'attesa presso altre strutture, una donna di 64 anni e due uomini di 50 e 67 anni. "L’ablazione della fibrillazione atriale," spiega il medico, "è indicata per i pazienti sintomatici, che non abbiano risposto positivamente alla terapia farmacologica e che ne soffrano il persistere. Si tratta di una quota non trascurabile della popolazione che soffre di fibrillazione atriale, la patologia cardiaca che rappresenta la più comune forma di aritmia con 500.000 pazienti in Italia e 60mila nuovi casi ogni anno. Durante la fibrillazione atriale gli impulsi naturali del cuore sono irregolari, le camere superiori ed inferiori del cuore non battono in modo sincrono. Un ritmo rapido e disorganizzato affligge l’abilità del cuore a svolgere le normali funzioni: gli atri si contraggono rapidamente e caoticamente ed i ventricoli si riempiono meno efficacemente causando una perdita di funzionalità cardiaca pari al 30%. Spesso la fibrillazione atriale è asintomatica e non diagnosticata, aumentando il rischio di ictus cerebrale. Obiettivo dei trattamenti, farmacologici e non, è il ripristino del normale ritmo sinusale". "Anche a Chioggia la fibrillazione atriale è molto diffusa", spiega il primario Roberto Valle. “Abbiamo recentemente "censito" i pazienti affetti da questa aritmia in tutta l'Ulss 14, riscontrando che ben 1600 cittadini ne sono affetti, pari al 2.7% della popolazione, equamente distribuiti per genere, con un'età media di 75 anni. Fortunatamente, questa tecnica ablativa che utilizza il freddo è rivoluzionaria, efficace e sicura", spiega il primario di Cardiologia Roberto Valle. "L’intervento consiste nell’introdurre per via venosa un palloncino all’interno del cuore, che viene poi gonfiato dentro ogni vena polmonare e raffreddato a circa -40° per 3 minuti. Ne deriva una sorta di ibernazione dell’area malata isolandola dal resto del cuore. Tra i vantaggi rispetto alla tecnica classica con la radiofrequenza è la maggiore rapidità della procedura e un alto profilo di sicurezza.” L’ablazione transcatetere della fibrillazione atriale con radiofrequenza - oggi praticata in Italia per circa 5000 pazienti l’anno - presenta tuttavia delle limitazioni importanti che ricadono sulla prolungata durata dell’intervento e sulla complessità della procedura che richiede una equipe medica molto esperta. L’isolamento elettrico delle vene polmonari è eseguito tramite applicazioni o “bruciature” puntiformi che rallentano e prolungano la durata dell’intervento, a cui è inoltre associato un complesso sistema di mappaggio e navigazione chirurgica. La metodica che utilizza la crioenergia rende più sicuro e tollerabile per il paziente e semplifica l’intervento mininvasivo di ablazione transcatetere per il trattamento della fibrillazione atriale. "La tecnica innovativa della crioablazione " - chiosa il direttore sanitario Luca Sbrogiò - ha dimostrato ottimi risultati clinici, praticità e sicurezza d'esecuzione, una elevata accettazione da parte dei pazienti. E' già stata impiegata nel mondo in oltre 100.000 pazienti ed ora anche finalmente per la prima volta nella provincia di Venezia anche grazie ad una equipe preparata ed affiatata che dà garanzia di eccellente assistenza cardiologica a Chioggia". Il direttore generale dell'Ulss 14 Giuseppe Dal Ben commenta “favorevolmente il nuovo successo della Cardiologia clodiense, che dimostra come un atteggiamento proattivo consenta di portare innovazione anche negli ospedali non provinciali, garantendo l'equità nell'accesso alle cure, in tutta la regione, senza differenze geografiche".

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