Una “graffetta” dentro il cuore, posizionata ad organo pulsante con un tecnica sofisticatissima, può risolvere i problemi della valvola mitralica senza ricorrere alla chirurgia: l’ospedale dell’Angelo è diventato il centro di riferimento per la tecnica “MitraClip”.
“Dentro al nostro cuore, la valvola mitrale – spiega il primario di cardiologia, Giuseppe Grassi – si trova tra atrio e ventricolo sinistro, e può essere paragonata ad una porta a due ante, che si aprono e si chiudono separando appunto l’atrio dal ventricolo, e garantendo con efficienza il flusso del sangue in una sola direzione. Quando per una patologia del cuore e della mitrale questa funzione di chiusura viene persa, tra le due ‘ante’ di questa ‘porta’ resta una fessura più o meno importante, che comporta il refluire indietro del sangue dal ventricolo sinistro all’atrio sinistro; nel tempo ciò può determinare una dilatazione del ventricolo e dell’atrio, con aumento delle pressioni in arteria polmonare. Si arriva quindi all’insorgenza di disturbi che vanno dalla dispnea da sforzo (l’affanno del respiro), che si presenta già a riposo, fino all’edema polmonare. Per compensare l"insufficienza valvolare, infatti, il ventricolo deve lavorare di più e questo aumenta il rischio di aritmie, scompenso, ictus e infarto”.
La normale correzione di tale patologia è l’intervento cardochirurgico, che consente di riparare la valvola danneggiata o sostituirla. Ma in alcune situazioni il rischio di tale chirurgia è troppo elevato, o addirittura proibitivo; è proprio in questi casi che opera, con un metodo meno invasivo e assolutamente innovativo, l’equipe diretta dal dottor Giuseppe Grassi e dal dottor Francesco Caprioglio: “Ormai da cinque anni all’Angelo la nostra équipe – racconta il dottor Grassi – interviene portando dentro al cuore una minuscola graffetta che, posizionata e rilasciata, serra le due ‘ante’ della valvola mitrale, riducendo la fessura e di conseguenza anche l’insufficienza mitralica”.
All’ospedale di Mestre, ogni intervento è preceduto dalla valutazione dell’“Heart Team”, una sorta di comitato composto da anestesisti, cardiologi, cardiochirurghi, chirurghi vascolari e emodinamisti che decide l’applicabilità di questo intervento a ogni singolo paziente. Poi la “graffetta” si inserisce e si colloca, senza interventi di cardiochirurgia, grazie ad un catetere che la porta in sede percorrendo la vena femorale dall’inguine fino al cuore: “Tutta la procedura – spiega il dottor Grassi – dura circa un’ora, e si pratica con anestesia completa; durante l’intervento il cuore continua a battere e non serve il bypass cardiopolmonare. La tecnica MitraClip è quindi l’ideale per pazienti compromessi e soggetti ad alto rischio chirurgico, che non sarebbero in grado di sopportare un intervento in cardiochirurgia”.
Oltre a rivelarsi poco invasivo, l’intervento con la graffetta, introdotto da pochissimi anni, riceve le più piene certificazioni di efficacia, su casi di tutti i tipi: studi ampi che in tutto hanno coinvolto più di 1500 pazienti mostrano che il piccolo dispositivo è efficace e sicuro in pazienti molto anziani e anche in quelli con meno di 75 anni, riduce la mortalità, migliora la qualità di vita e ha permesso a molti soggetti prima allettati di ritornare alle loro normali attività quotidiane.
Nelle foto, il dottor Grassi e il dottor Caprioglio durante un intervento, la strumentazione per il posizionamento della “graffetta”, e la valvola mitralica chiusa dalla “graffetta”