Sanità
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La Federazione italiana delle Associazioni Volontariato in Oncologia rivela che nel 2015 un milione di italiani ha affrontato il cancro in età lavorativa. Questi cittadini, oltre all'impatto della diagnosi che segna uno spartiacque nella vita, sono spesso costretti a subire l'esclusione dal mondo del lavoro. È necessario dunque che il Welfare State garantisca realmente che alla guarigione clinica corrisponda quella sociale.

Un' indagine condotta dalla Federazione italiana delle Associazioni Volontariato in Oncologia (FAVO) e Censis (2012) ha stimato che in Italia 274.000 persone sono state licenziate, costrette alle dimissioni, oppure a cessare la propria attività o comunque hanno perso il lavoro a seguito delle conseguenze della diagnosi di tumore. Si è tenuto il 14 dicembre 2016 alla Camera dei Deputati un incontro-dibattito sul tema: “L'inclusione dei malati di cancro nel mondo produttivo: utopia o realtà?” organizzato da FAVO insieme all'Intergruppo parlamentare delle malattie rare, con il supporto non condizionante di Novartis.

Il numero delle persone con una diagnosi di tumore (recente o passata) continua a crescere: erano 2.600.000 nel 2010, oltre 3 milioni nel 2015 (di cui uno su 4 può considerarsi guarito). “Ma il cancro non è una patologia che colpisce solo chi è avanti con l'età: secondo dati aggiornati dell'Associazione Italiana Registri Tumori (AIRTUM) sono 1 milione le persone in età lavorativa con diagnosi di cancro, pari a circa il 30% di tutti i casi prevalenti - afferma l'Avv. Elisabetta Iannelli, Segretario Generale FAVO -. Nel 2015 oltre 300 dei 1000 nuovi casi di tumore al giorno in Italia sono stati diagnosticati a lavoratori. L'AIRTUM ha stimato 130.000 nuovi casi tra 15-64 anni, pari ad un terzo di tutte le nuove diagnosi, di cui oltre 70.000 sono donne in età attiva. L'inclusione lavorativa dei malati oncologici è pertanto un investimento sociale ed economicamente produttivo, un valore anche in termini di professionalità che va tutelato”.

L'On. Paola Binetti, in apertura dell'Incontro Dibattito ha dichiarato che: "Obiettivo del convegno di oggi è richiamare l'attenzione del governo e in particolare del ministro della Salute, onorevole Beatrice Lorenzin, appena confermata nel suo importante ruolo, sulla necessità di ripensare il cancro come una patologia sistemica che stravolge la vita delle persone e delle loro famiglie e che richiede quindi misure di ampio respiro per tornare a garantire qualità di vita ai pazienti. I farmaci innovativi in campo oncologico sono stati uno dei punti qualificanti della recente legge di stabilità. Ma non di soli farmaci hanno bisogno i malati di cancro. Servono trattamenti riabilitativi che anche su di un piano socio-sanitario restituiscano loro una rinnovata dignità di cittadini inseriti a pieno titolo nella loro vita familiare, sociale e professionale".

"I malati di cancro sono persone a rischio povertà" ha affermato il Prof. Francesco De Lorenzo, Presidente FAVO, "poiché, nonostante il Servizio Sanitario Nazionale universalistico, la malattia genera un aumento dei costi sociali diretti e indiretti ed una diminuzione dei redditi: la cosiddetta tossicità finanziaria del cancro". L'indagine FAVO-CENSIS del 2012 ha rivelato che il 78% dei malati oncologici, infatti, ha subito un cambiamento nel lavoro in seguito alla diagnosi: il 36,8% ha dovuto fare assenze, il 20,5% è stato costretto a lasciare l'impiego e il 10,2% si è dimesso o ha cessato l'attività (in caso di lavoratore autonomo). "Le persone malate vogliono continuare a lavorare ed essere parte attiva della società -spiega De Lorenzo - e il lavoro aiuta anche ad affrontare meglio la malattia e le cure antitumorali, è cruciale garantire ed implementare strumenti ed azioni che assicurino ai lavoratori malati di conciliare i tempi di cura con quelli di lavoro ed è per queste ragioni che la FAVO è da sempre impegnata in azioni di lobbying ed advocacy a tutela dei diritti dei lavoratori malati di cancro e di quelli che assistono un familiare malato".

L'Ing. Alberto Cerretti, lavoratore subordinato con esperienza di malattia, ha dichiarato che “il malato oncologico, ancora oggi, incontra notevoli difficoltà nel rientrare o nel permanere con piena dignità nel mondo produttivo. Anche nelle aziende di grandi dimensioni spesso accade che le esigenze del malato oncologico, soggetto fragile sia dal punto di vista fisico che psicologico, non siano accolte e gestite adeguatamente anche per mancanza di percorsi di tutela ad hoc".

"E' importante che quanto prima tutte le partite IVA colpite da patologie gravi come quelle oncologiche (e sottolineo tutte, senza discriminazioni tra le varie casse previdenziali) possano vivere con dignità la propria malattia potendo contare su quella base di tutele che la stessa Costituzione (art.38) prevede per ogni lavoratore in difficoltà ha affermato Daniela Fregosi, alias Afrodite K . Lo Stato non può continuare a fare differenza tra lavoratori perché la malattia non ne fa".

 

 

 

 

 

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