Nelle scorse ore è stata confermata da parte della Regione Veneto la notizia che sono in atto focolai di influenza aviaria in allevamenti di volatili nei Comuni di Mira (Venezia) e Piove di Sacco (Padova). Di conseguenza è stata emanata un’ordinanza regionale che dispone una serie di misure restrittive per contenere l’eventuale diffusione del virus (divieto di trasporto e obbligo di disinfezione), oltre alla disposizione di abbattere migliaia di volatili negli allevamenti colpiti.
Al Professor Giorgio Palù, Responsabile del Centro Regionale di Virologia di Padova, abbiamo chiesto quali sono i rischi legati a questo virus e se è possibile il contagio umano.
“I casi di queste ore si riferiscono a focolai di influenza di tipo A - H5N8. Un nuovo virus dell'influenza aviaria che già circolava da anni nel mondo ma che ora è arrivato anche qui da noi per la prima volta. Per l'uomo non è pericoloso anche se è altamente patogeno per i volatili e fatale per il 10% degli animali infettati”.
“In termini tecnici - spiega il prof. Palù- il virus H5N8 ha una emoagglutinina, cioè una glicoproteina antigenica presente sulla superficie di alcuni virus responsabile, insieme alla neuraminidasi indicata da N8, dell'adesione del virus alla cellula destinata ad essere infettata, che non ha le caratteristiche per poter attaccarsi alle cellule umane”.
“Infatti, il determinante principale della patogenicità per gli umani, quindi la capacità di un microrganismo di indurre una malattia all'interno di un'altro organismo, è che il virus sia in grado di attaccare le nostre cellule ma, come era successo per altri ceppi di influenza aviaria negli anni passati, anche questo visus non è pericoloso per noi poiché il ricettore umano è diverso da quello dei polli”.
“Quelli di questo tipo sono tutti virus che generano nell'intestino dell'anatra selvatica, generalmente portatrice sana, trasmessi attraverso gli escrementi a volatili più sensibili, come polli e tacchini d'allevamento usati per l'industria alimentare, per i quali è molto dannoso. Il rischio maggiore è per i volatili d'allevamento che, o si riesce a vaccinarli tutti, o una volta infettati si devono abbattere. Scelta, quest'ultima, quasi sempre adottata perché meno costosa. Bisogna comunque ricordarsi sempre che gli animali sono molto importanti per l'uomo e queste misure per contenere il contagio provocano un danno”.
“Sottolineo, infine, - conclude Palù- che non c'è neppure descrizione di casi di contagio all'uomo per contatto stretto con l'animale infettato o attraverso la carne degli stessi, comunque è consigliato usare tutte le precauzioni del caso e cucinare bene le carni, perché solo così in caso si abbatte totalmente l'infettività. Probabilmente il contagio è avvenuto perché in questo periodo c'è la migrazione delle anatre che hanno rilasciato il virus nelle nostre zone, ma non c'è pericolo che altri tipi di animali siano stati infettati”.