Sanità
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Il presidente Bacchini: "I cittadini pagheranno di più"

L'ulteriore ribasso (-40%) del prezzo dei farmaci equivalenti senza brevetto, entrato in vigore il 15 aprile, li ha fatti infuriare. Risultato? Una locandina che "sfata" il risparmio, affissa in 1222 farmacie aderenti a Federfarma Veneto: "Caro cittadino – recita il testo del documento - dal 16 aprile 2011 per ritirare alcuni farmaci equivalenti dovrai pagare un importo corrispondente alla differenza tra il prezzo al pubblico del farmaco che ti viene consegnato ed il nuovo prezzo di rimborso stabilito dall’Aifa, e nel caso in cui ritiri un farmaco di marca dovrai pagare una quota in più rispetto a quanto hai pagato in precedenza".

 

Così l'associazione veneta dei farmacisti sferra la protesta nei confronti del nuovo abbassamento di prezzo dei medicinali equivalenti che secondo lo Stato comporterà un risparmio di circa 800 milioni di euro l'anno; secondo Federfarma, infatti, l’introduzione del farmaco generico e la sua continua riduzione di prezzo avrebbe avuto nel tempo un importante effetto di trascinamento al ribasso anche sul prezzo dei farmaci a marchio, ossia quelli che hanno originato i generici stessi. "Ora il prezzo medio dei farmaci appartenenti alle liste di riferimento è ormai al di sotto dei 7 euro - riferisce una nota dell'associazione - e la quota imputabile a questi farmaci rispetto all'intera spesa farmaceutica territoriale è del 33% a valore, mentre costituisce circa il 56% per numero di confezioni dispensate". Marco Bacchini, presidente di Federfarma Veneto, attacca la manovra su tutti i fronti: "Questo ennesimo ribasso del prezzo di riferimento dei farmaci con brevetto scaduto, porta sì ad un risparmio della spesa farmaceutica, ma in minima parte – dice - tenendo conto dei diversi interventi fatti negli ultimi quindici anni, mentre sicuramente porta ad un aumento dei costi per il cittadino, rischiando di mettere in crisi un sistema (quello delle farmacie) già fortemente penalizzato in questi ultimi anni, lasciando inalterata quella che ormai è l’unica fonte reale di spesa sanitaria, ovvero quella ospedaliera". Secondo i conti di Federfarma Veneto, dunque, verrà colpita la spesa farmaceutica territoriale che rappresenta il 13% della spesa sanitaria complessiva. "Ma probabilmente  - conclude Bacchini - è molto più facile e immediato mettere mano al prezzo dei farmaci piuttosto che ricorrere ad interventi strutturali nel comparto ospedaliero, che genera costi ormai incontrollati".  

Paola Vescovi

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