Sanità
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Alla vigilia della discussione parlamentare sulla Legge di Bilancio 2018, nella risoluzione sulla nota di aggiornamento del Documento di Economia e Finanza 2017, la maggioranza ha chiesto al Governo di "rivedere gradualmente il meccanismo del cosiddetto superticket al fine di contenere i costi per gli assistiti che si rivolgono al sistema pubblico". Torna dunque attuale una questione mai risolta, nonostante il Patto per la Salute 2014-2016 avesse previsto un riordino del sistema di compartecipazione alla spesa, poi timidamente rilanciato − senza esito − nella primavera scorsa dal Ministro Lorenzin e dalle Regioni.

Il vero problema è rappresentato dalle risorse necessarie per eliminare il superticket, cifra impossibile da determinare con precisione, con stime che variano tra € 500 e € 1.000 milioni. Considerato che il decreto sulla rideterminazione del fabbisogno sanitario nazionale ha eroso al SSN € 604 milioni nel 2018 e vista l’inderogabile necessità di garantire il rinnovo di contratti e convenzioni, la priorità assoluta della Legge di Bilancio è riportare il finanziamento agli “originali” 114 miliardi, sperando di recuperare anche le risorse per consentire lo sblocco del turnover. Ecco perché, nonostante le aperture del Ministro Padoan sulla sanità, reperire in Legge di Bilancio le risorse per eliminare, seppur gradualmente, il superticket appare al momento una mission impossible a mero rischio di strumentalizzazione nel dibattito pre-elettorale.

«Il superticket è una tassa estremamente iniqua, afferma Nino Cartabellotta – Presidente della Fondazione GIMBE – perché proporzionalmente pesa di più sui redditi più bassi, è fonte di diseguaglianze in quanto applicata in maniera diversa dalle Regioni e, determinando per molte prestazioni uno spostamento verso il più concorrenziale mercato privato , si traduce anche in uno svantaggio per le casse della sanità pubblica. Peraltro, se il superticket nasce come “tassa provvisoria” con la finanziaria del 2011, negli anni si è trasformato per le Regioni in una “boccata d’ossigeno” strutturale nel clima di generale definanziamento della sanità pubblica».

«Mentre tutti si concentrano sul ticket – continua il Presidente – nessuno ha mai rilevato che il sistema che regola le detrazioni IRPEF per le spese sanitarie è altrettanto iniquo perché da un lato offre le medesime agevolazioni fiscali a tutti i cittadini, indipendentemente dalla fascia di reddito, dall’altro permette di portare in detrazione servizi e prestazioni assolutamente futili, di cui prodotti omeopatici e cure termali rappresentano i casi più emblematici».

Oggi tutti i contribuenti possono detrarre dall’IRPEF il 19% delle spese sanitarie sostenute per la parte eccedente una franchigia di € 129,11, che non viene applicata solo per alcune spese sostenute da persone con disabilità. Secondo i dati dell’Agenzia delle Entrate sull’anno fiscale 2015 i contribuenti hanno portato in detrazione € 16,705 miliardi di spese mediche, con un minor gettito fiscale pari a € 3,174 miliardi.

«Le analisi della Fondazione GIMBE – precisa Cartabellotta – documentano l’iniquità di questa agevolazione fiscale: infatti, a fronte di un rapporto spesa sanitaria media/reddito medio pari al 4,69%, il range oscilla dallo 0,5% (per la fascia di reddito oltre € 300.000) al 137% (per la fascia di reddito sino a € 1.000), senza considerare i contribuenti a reddito negativo, confermando l’enorme impatto della spesa sanitaria privata sulle fasce di reddito più basse».

Senza per ora volere entrare nel merito delle prestazioni ammesse alla detrazione, la Fondazione GIMBE propone due ipotesi di riduzione proporzionale della detraibilità IRPEF per spese mediche, entrambe in grado di recuperare con ampio margine le risorse per eliminare il superticket. La prima, più semplice, prevede la rimodulazione della percentuale di detraibilità in base alla fascia di reddito, permettendo un recupero di € 915.934 milioni; la seconda, più raffinata, aggancia la riduzione proporzionale al rapporto “spesa sanitaria media”/”reddito medio”, generando un recupero di € 1.023.941 milioni. Tenendo conto che le stime riguardano l’anno fiscale 2015 e che l’eventuale rimodulazione andrebbe a regime con l’anno fiscale 2018, le cifre previsionali, visto il trend in continuo aumento delle spese mediche portate in detrazione, sarebbero molto più elevate.

La proposta GIMBE, oltre a recuperare le risorse per l’abolizione del superticket, lascia intravedere ulteriori benefici: innanzitutto, una maggiore equità sociale grazie ad una redistribuzione delle agevolazioni fiscali in relazione al reddito; in secondo luogo, trasforma la frammentata governance regionale di superticket mal disegnati in minori agevolazioni fiscali gestite a livello nazionale; infine, se tarata sul rapporto spesa sanitaria media/ reddito medio, potrebbe favorire l’emersione del sommerso perché, a parità di reddito, è interesse del contribuente disporre di tutti i documenti fiscali per “conquistare” lo scaglione superiore di detraibilità.

«Siamo pronti a portare in audizione parlamentare i dettagli della nostra proposta – conclude Cartabellotta – perché rendere più equo il sistema delle detrazioni fiscali per le spese sanitarie, a fronte di un piccolo sacrificio dei più abbienti, recuperando le risorse per eliminare il superticket, rappresenta una soluzione coraggiosa che dovrebbe incontrare il favore di tutte le forze politiche alla fine di questa legislatura».

 

 

 

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