di Roberto Mingardi
C’è una frase che sento ripetere spesso da chi entra nel nostro ambulatorio:
“Dottore, io le diete le conosco tutte.”
Ed è vero.
Molte persone con obesità hanno già combattuto decine di battaglie: nutrizionisti, tisane improbabili, digiuni eroici del lunedì, sensi di colpa la domenica sera, bilance che sembrano giudici inflessibili. Il problema è che quasi sempre sono state lasciate sole. Da GVDR abbiamo deciso di cambiare prospettiva. L’obesità non è una questione di scarsa volontà. È una condizione complessa che coinvolge metabolismo, cervello, emozioni, sonno, relazioni, stress, movimento, fame biologica e fame affettiva. Per questo motivo non può essere affrontata con il vecchio schema del “mangi meno e si muova di più”. Chi arriva da noi non trova una “fabbrica di diete”, ma un percorso multidisciplinare costruito attorno alla persona. Il primo passo è l’ascolto. Dietro a molti aumenti di peso troviamo storie difficili: lutti, separazioni, menopausa, stress lavorativi, insonnia, sedentarietà, depressione silenziosa, fame nervosa, terapie farmacologiche, apnee notturne, dolori articolari che impediscono il movimento. Il corpo spesso diventa una specie di armatura biologica: protegge, consola, rallenta. Ma nel tempo presenta il conto. Per questo il nostro approccio coinvolge diverse figure professionali. L’endocrinologo valuta il quadro metabolico completo: distribuzione del grasso corporeo, rischio cardiovascolare, alterazioni glicemiche, pressione arteriosa, steatosi epatica, disturbi ormonali, composizione corporea e qualità della massa muscolare. Oggi sappiamo infatti che non conta soltanto perdere peso, ma perdere “peso cattivo” preservando energia e muscolo. Accanto al medico lavora la nutrizionista, che non consegna semplicemente un foglio con grammature impossibili, ma costruisce un’alimentazione sostenibile nella vita reale. Nessuno vive dentro una tabella Excel: esistono cene, compleanni, lavoro, figli, stanchezza e giornate no. Il percorso alimentare deve poter convivere con la quotidianità, altrimenti è destinato a fallire. Fondamentale è poi il supporto psicologico. Molte persone obese convivono con vergogna, senso di colpa e un giudizio continuo verso se stesse. Alcuni evitano perfino di guardarsi allo specchio o di entrare in palestra per paura dello sguardo degli altri. Curare l’obesità significa anche restituire dignità, autostima e fiducia. A volte il primo risultato non è perdere chili, ma tornare a uscire di casa con serenità. Un capitolo speciale riguarda il movimento. Da GVDR stiamo sviluppando progetti legati all’attività motoria e alla camminata di gruppo, perché il movimento non deve essere vissuto come punizione. Camminare insieme significa riattivare il metabolismo, migliorare l’umore, dormire meglio e sentirsi meno soli. Il corpo umano è nato per muoversi, ma la nostra società ci ha lentamente trasformati in “esseri sedentari da tastiera”: ascensori, automobili, schermi e stress cronico spengono il metabolismo come una lampadina lasciata senza corrente.
In questo percorso stanno assumendo un ruolo molto interessante anche i sensori per il monitoraggio continuo della glicemia. Pur essendo nati per il diabete, oggi possono diventare uno strumento educativo prezioso anche in alcune persone con obesità o forte rischio metabolico. Vedere “in diretta” come reagisce il proprio organismo dopo una colazione troppo zuccherata, una cena abbondante o una camminata serale cambia completamente la consapevolezza del paziente. Non si tratta di controllo ossessivo, ma di conoscenza del proprio corpo. Molti pazienti restano colpiti da una scoperta semplice: una passeggiata di venti minuti dopo cena può abbassare significativamente i picchi glicemici. È una specie di “ecografia metabolica continua”: il sensore rende visibile ciò che prima era invisibile. E quando una persona vede migliorare i propri dati giorno dopo giorno, spesso trova motivazioni che nessuna predica sarebbe riuscita a dare. Eppure bastano piccoli passi costanti per cambiare traiettoria. Ci sono pazienti che arrivano stremati, senza fiato dopo una rampa di scale, e che dopo mesi tornano a fare passeggiate, viaggi, escursioni, perfino cammini che ritenevano impossibili. Non si tratta soltanto di dimagrire. Si tratta di recuperare libertà. Negli ultimi anni inoltre la medicina dell’obesità ha vissuto una vera rivoluzione grazie ai nuovi farmaci incretinici, strumenti terapeutici innovativi che agiscono sui meccanismi biologici della fame e della sazietà. Ma anche qui è importante essere chiari: il farmaco non è una bacchetta magica. Funziona davvero quando viene inserito dentro un progetto globale di cura, monitoraggio clinico, educazione alimentare e movimento.
A chi è rivolto il percorso GVDR?
A persone con obesità o sovrappeso che vogliono affrontare seriamente il problema senza sentirsi giudicate. A chi è stanco di perdere peso e riprenderlo. A chi soffre di fame compulsiva, stanchezza cronica, apnee notturne, difficoltà motorie o problemi metabolici collegati al peso. Ma anche a chi vuole prevenire il peggioramento della propria salute prima che arrivino diabete, ipertensione o malattie cardiovascolari. La promessa che facciamo ai pazienti è semplice e onesta: non esistono miracoli, ma esistono percorsi seri, umani e scientificamente fondati. E forse il cambiamento più importante nasce proprio lì, nel momento in cui una persona smette di sentirsi “sbagliata” e ricomincia finalmente a sentirsi curata.
Chi è:
Il dottor Roberto Mingardi si è laureato in Medicina e Chirurgia a Padova nel 1983 (110 e lode) e si è specializzato in Endocrinologia, sempre a Padova, nel 1986. Dal terzo anno di studi, per la laurea in Medicina, ha frequentato il reparto di Malattie Endocrine e del Ricambio all’ospedale Dan Bortolo di Vicenza (lavorando col professor Erle). Ha un’esperienza lavorativa completa in reparto internistico. Ha maturato importanti esperienze all’estero: in Inghilterra e negli Stati Uniti.
