{"id":2213,"date":"2025-02-25T13:06:13","date_gmt":"2025-02-25T12:06:13","guid":{"rendered":"https:\/\/www.nordestsanita.it\/?p=2213"},"modified":"2025-02-25T13:06:13","modified_gmt":"2025-02-25T12:06:13","slug":"la-ricerca-i-pfas-modificano-i-livelli-di-calcio-nel-corpo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.nordestsanita.it\/?p=2213","title":{"rendered":"La ricerca: i Pfas modificano i livelli di calcio nel corpo"},"content":{"rendered":"\n<p><em>Pubblicato sulla rivista internazionale Chemosphere il nuovo studio dell\u2019Universit\u00e0 di Padova e dell\u2019Ospedale di Vicenza, finanziato dalla Regione Veneto: analizzati i dati provenienti da oltre mille persone residenti nell\u2019area rossa del Veneto. Confermata l\u2019allerta sulla salute pubblica. Carlo Foresta: \u201cI Pfas danneggiano le cellule dello scheletro e riducono la densit\u00e0 dell\u2019osso, con conseguente liberazione di calcio circolante\u201d<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><a><\/a>Un nuovo studio condotto da ricercatori dell\u2019Universit\u00e0 di Padova e dall\u2019Ospedale di Vicenza, grazie ad un finanziamento regionale dal Consorzio per la Ricerca Sanitaria (CORIS) della Regione Veneto, ha messo in luce come l\u2019esposizione prolungata ai PFAS possa alterare il metabolismo osseo modificando i livelli di calcio. Pubblicato sulla prestigiosa rivista internazionale <em>Chemosphere<\/em>, lo studio ha coinvolto 1.174 adulti provenienti da un\u2019area da decenni interessata da contaminazione delle acque potabili.<\/p>\n\n\n\n<p>I PFAS, utilizzati in numerosi prodotti industriali e di consumo, sono al centro di crescente preoccupazione per la salute pubblica. \u201cUna delle pi\u00f9 frequenti manifestazioni cliniche riscontrate in soggetti esposti anche a bassi livelli di PFAS \u00e8 l\u2019osteoporosi, una maggior fragilit\u00e0 dell\u2019osso tipica dell\u2019invecchiamento ma che si pu\u00f2 gi\u00e0 manifestare in giovane et\u00e0 laddove si sia esposti anche a basse concentrazioni di queste sostanze\u201d, spiega il professor Carlo Foresta, coordinatore dello studio.<\/p>\n\n\n\n<p>Precedenti studi dell\u2019equipe del professor Foresta avevano infatti dimostrato, tra i primi a livello internazionale, una riduzione della densit\u00e0 ossea gi\u00e0 clinicamente rilevata in diciottenni dell\u2019area rossa del Veneto. \u201cSuccessivamente abbiamo spiegato questo effetto dimostrando un\u2019attivit\u00e0 negativa dei PFAS sul recettore della vitamina D, ormone che favorisce la calcificazione dell\u2019osso e l\u2019assorbimento intestinale del calcio dalla dieta, nonch\u00e9 un deposito di queste sostanze nell\u2019idrossiapatite, la principale componente inorganica dello scheletro dove lega il calcio stesso favorendo la solidit\u00e0 ossea\u201d, prosegue Foresta.<\/p>\n\n\n\n<p>In questo studio, i ricercatori hanno quindi misurato i livelli di PFAS, calcio, vitamina D e paratormone nel sangue di 655 uomini e 519 donne di et\u00e0 compresa tra i 20 e i 69 anni dell\u2019area rossa del Veneto e hanno scoperto che soggetti con concentrazioni pi\u00f9 elevate di PFAS presentavano anche livelli di calcio aumentati. Lo studio ha coinvolto ricercatori tra Padova, Vicenza e Napoli ed \u00e8 il risultato di quattro anni di lavoro.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cUn aumento del calcio circolante pu\u00f2 essere dovuto a un aumentato assorbimento intestinale mediato dalla vitamina D, a un aumento del paratormone, oppure a un maggior rilascio di calcio dai siti di deposito. E il pi\u00f9 grande deposito di calcio del corpo umano \u00e8 proprio lo scheletro\u201d, spiega il professor Andrea Di Nisio, primo autore dello studio. \u201cPoich\u00e9 nel nostro studio vitamina D e paratormone non sono modificati, i nostri risultati dimostrano che l\u2019aumento di calcio, anche se ancora entro il range di normalit\u00e0, pu\u00f2 essere segno di un\u2019interferenza dei PFAS a livello dell\u2019osso, dove, ricordiamo, i PFAS si accumulano in abbondanza. Un recente studio ha infatti dimostrato che i PFAS inducono un aumento dell\u2019attivit\u00e0 degli osteoclasti, le cellule dello scheletro deputate al riassorbimento di tessuto osseo, con conseguente liberazione di calcio e riduzione della densit\u00e0 dell\u2019osso.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Questo studio si inserisce in un contesto di crescente attenzione verso l\u2019impatto ambientale dei PFAS, anche alla luce delle recenti evidenze della presenza di questi inquinanti su tutto il territorio nazionale. La contaminazione delle acque nel Veneto, iniziata diversi decenni fa, ha reso evidente come un problema localizzato possa trasformarsi in una questione di salute pubblica, sollecitando ulteriori ricerche e interventi preventivi.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cI nostri risultati ci spingono a riflettere su come un\u2019esposizione prolungata a PFAS, anche se invisibile, possa avere ripercussioni sulla salute a lungo termine\u201d, conclude il professor Foresta. \u201cAbbiamo dimostrato che la ben nota associazione tra PFAS e osteoporosi, ormai dimostrata a livello internazionale, non \u00e8 tanto mediata da una riduzione di vitamina D, quanto da un\u2019azione diretta dei PFAS sull\u2019osso con conseguente liberazione di calcio\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p><strong><u>SCHEDE DI APPROFONDIMENTO<\/u><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>LO STUDIO<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Lo studio \u00e8 stato finanziato nel 2021, approvato dal comitato etico nel 2022, e da fine 2022 a giugno 2023 sono stati reclutati i pazienti, tutti residenti nei comuni dell&#8217;area rossa della provincia di Vicenza. L&#8217;ospedale di vicenza ha effettuato i prelievi e raccolto i questionari anamnestici, l&#8217;Arpav ha fatto i dosaggi dei Pfas. L&#8217;obiettivo di questo studio era di valutare la possibile associazione tra l&#8217;esposizione ambientale ai PFAS e i livelli di vitamina D (VitD), calcio sierico e ormone paratiroideo (PTH) in soggetti residenti in un&#8217;area ad alta esposizione della Regione Veneto in Italia. In questo studio osservazionale trasversale, 1174 soggetti che avevano precedentemente aderito al Piano di Sorveglianza Regionale 2016-2018 per i livelli plasmatici di PFAS sono stati richiamati nel 2023 e valutati per dati demografici, antropometrici e analisi del sangue. I dati sulle abitudini alimentari e l&#8217;integrazione di VitD sono stati ottenuti tramite un questionario dedicato. Le concentrazioni sieriche di PFAS, calcio, 25-idrossi-vitamina D (25OH-VitD) e PTH sono state determinate da campioni di sangue. L&#8217;acido perfluoroottanoico (PFOA), il perfluoroottanosolfonato (PFOS) e l&#8217;acido perfluoroesansolfonico (PFHxS) sono stati gli unici tre PFAS, su 12, quantificabili in almeno il 90% dei campioni e considerati per ulteriori analisi. I modelli additivi generalizzati, utilizzando la regressione lineare e le spline di piastra sottile di smoothing, hanno rilevato un&#8217;associazione positiva tra il calcio sierico e tutti i PFAS considerati (PFOA: \u03b2 = 0.03; IC 95% 0.01\u20130.06; PFOS: \u03b2 = 0.06; IC 95% 0.02\u20130.09, PFHxS: \u03b2 = 0.04; IC 95% 0.01\u20130.06). L&#8217;analisi dei gradi di libert\u00e0 stimati (EDF) ha mostrato l&#8217;associazione approssimativamente lineare tra il calcio sierico con PFOA (EDF = 1.89) e PFHxS (EDF = 1.21), ma non per PFOS (EDF = 3.69). Diversamente, i livelli di PFAS non hanno mostrato alcuna associazione con la 25-idrossi-vitamina D o il PTH, ad eccezione della 25OH-D trasformata in logaritmo naturale e del PFOS (\u03b2 = 0.04; IC 95% 0.00\u20130.08). Le analisi stratificate hanno confermato l&#8217;associazione positiva tra tutti i PFAS considerati e il calcio nei soggetti che non assumevano integratori di VitD. I risultati mostrano che alti livelli di esposizione ai PFAS possono interferire con il metabolismo del calcio, indipendentemente dallo stile di vita e dai fattori dietetici. Ulteriori chiarimenti sui meccanismi alla base della rottura dell&#8217;omeostasi del calcio, inclusi i legami multipli-equilibrio con l&#8217;albumina sierica, devono ancora essere affrontati.<\/p>\n\n\n\n<p><strong><u>IL GRUPPO DI LAVORO<\/u><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>I ricercatori che hanno partecipato al lavoro sono stati Andrea Di Nisio, Luca De Toni, Cristina Canova, Mirko Berti, Achille Di Falco, Rinaldo Zolin, Anna Maria Bettega, Iva Sabovic, Alberto Ferlin, Carlo Foresta. Le strutture di ricerca coinvolte sono state il Dipartimento di Medicina, Unit\u00e0 Operativa di Andrologia e Medicina della Riproduzione Umana, Universit\u00e0 di Padova; l\u2019Unit\u00e0 di Biostatistica, Epidemiologia e Sanit\u00e0 Pubblica, Dipartimento di Scienze Cardio-Toraco-Vascolari e Sanit\u00e0 Pubblica, Universit\u00e0 di Padova; l\u2019Unit\u00e0 di Epidemiologia, Ospedale di Vicenza, ULSS 8 Berica e Dipartimento di Psicologia e Scienze della Salute, Universit\u00e0 Digitale Pegaso, Napoli, Italia.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Pubblicato sulla rivista internazionale Chemosphere il nuovo studio dell\u2019Universit\u00e0 di Padova e dell\u2019Ospedale di Vicenza, finanziato dalla Regione Veneto: analizzati i dati provenienti da oltre mille persone residenti nell\u2019area rossa del Veneto. Confermata l\u2019allerta sulla salute pubblica. 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