Sandro, anziano medico e avviato consulente regionale per la sanità, recapita ad un’amica giornalista un manoscritto in cui ripercorre la strada giovanile a fianco dell’amato amico Giorgio, anch’esso medico, ritiratosi per una grave malattia. Il manoscritto è vissuto come un viaggio introspettivo, quasi come una nemesi personale, nel tentativo tutto interiore di arrivare alla pace per far pace, una cura di sé per riconciliarsi con il vecchio compagno di viaggio. Hanno infatti incrociato le loro vite da giovani studenti, facendo crescere un’intensa e tormentata amicizia sino a condividere il fuoco massimo dell’intesa nella costruzione di un grande progetto assistenziale pubblico in un ospedale periferico.
Hanno però conosciuto anche la durezza dello scontro e della possibile amara fine del loro rapporto, quando Sandro si trova di fronte a scelte drammaticamente diverse sul destino di ciò che avevano costruito insieme.
Il lettore si addentrerà in questo percorso attraverso un narrare serrato, profondamente umano, ricco di suggestioni emotive: racconti di vita personale, amicizie intense e controverse tra colleghi, ricerca di nuove consapevolezze e traguardi, l’umiltà autocritica sino alla perdita di sé per affrontare il dolore totale che la malattia rende tragicamente manifesto nei pazienti e la vulnerabilità di chi gestisce la cura di un suo simile. Insomma, l’odore quotidiano del mestiere delle porte bianche.
Sullo sfondo di questa vicenda tutta umana i primi echi delle lotte, dei dibattiti e delle contraddizioni sulla gestione della sanità pubblica, in termini di governo e programmazione, riconversioni, accentramenti, tagli e finanziamenti, tragicamente attuali anche ai giorni nostri. Riduttivo e banale sarebbe però cercare in questo romanzo un qualche giudizio o appello politico, vista la annosità del problema.
Semmai un grido, quasi una preghiera rivolta alle nostre coscienze di non sottomissione alla sola logica del mercato e al pensiero globalizzante dell’età della tecnica.
Fin qui la sinossi del libro, che si fa leggere con interesse e trasporto, e che trasmette per intero la passione e l’impegno personale dell’autore per una professione che fa rima con missione.
Un viaggio dall’interno del sistema sanitario, che qualcuno – per la verità è la stragrande maggioranza – realizza “a prescindere”.
A prescindere dalle lotte, dai tagli, dalla burocrazia, dagli interessi, dagli equilibri, dalla politica.
E soprattutto mettendo al primo posto il rapporto con i pazienti, che deve essere sincero ma allo stesso tempo professionale, chiaro ed umano.
Le persone non sono mai numeri, lo sforzo per migliorare non è per ambizione personale ma per il bene collettivo: la sana conflittualità tra visioni opposte ha sempre un fine più alto.
«E’ un libro solo in parte autobiografico – precisa il medico – in quanto molte delle storie sono frutto di una vita di incontri e di esperienze. Non sono uno scrittore, ma sentivo forti due esigenze: la prima era quella di raccontare il mestiere del medico distaccandosi dai cliché, dagli stereotipi da fiction televisiva. Perché questo lavoro è fatto di atti umili, continui, di dedizione, di paure, di lacerazioni: tra persone, tra vecchio e nuovo.
La seconda è ancora più profonda e riguarda le contraddizioni sulla gestione della sanità pubblica: tagli, progetti, accorpamenti, anche se il discorso potrebbe essere esteso a qualsiasi campo in cui c’è un rapporto sociale. La nostra epoca è contraddistinta dalla “tecnica”, non intesa come progresso scientifico o tecnologico, ma come la forma più alta di razionalità mai raggiunta. Il fine ultimo è la massima efficienza, la massima produttività. Il vero padrone del mondo è il mercato».
“Chi ha responsabilità nelle diverse realtà sociali – dice Giorgio in uno dei passaggi più accorati del libro – oggi sembra non essere più autonomo, ma schiavo di questa logica. E’ come se vi fosse un unico pensiero, che opera le sue scelte solo con alcuni criteri, quali il calcolo, l’efficienza, la produttività”.
«Io credo – conferma Azzarello – nella sanità eccellente, ma altrettanto nella sanità diffusa e vicina alla gente. Certe logiche, in cui l’unico criterio di scelta diventa quello economico, si scontrano addirittura con il dettato costituzionale: la Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti».
E’ un libro che merita più di una rilettura, perché pone di fronte ad interrogativi più ampi, che trasmette idee e riflessioni filosofiche e che ci pone davanti ad un grande quesito: quale etica riusciremo a trasmettere ai giovani medici e alle nuove generazioni?
Giuseppe Azzarello
Il mestiere delle porte bianche
Odon Editore Collana Esperienze, 2023, pagg. 160, ISBN 9788898799183 –
