Abbiamo intervistato la dottoressa Antonella Muraro, docente a contratto della Scuola di Medicina e Chirurgia del Dipartimento di Medicina Dimed, nuovamente citata nella categoria “Immunology” della autorevole classifica “Highly Cited Researchers 2025”, in sigla Hcr, di Clarivate Analytics.
Dottoressa Muraro, la troviamo – con grande soddisfazione – tra gli otto ricercatori dell’Università di Padova più citati a livello internazionale e quindi degni della classifica Highly Cited Researchers 2025: come si sente?
“Sono stupita, piacevolmente. Io ho sempre lavorato con l’obiettivo di perseguire il migliore risultato per il paziente soprattutto nella ricerca delle migliori opportunità diagnostiche e terapeutiche. I parametri dei premi non sono mai stati, nel mio lavoro quotidiano, gli aspetti da perseguire anche se ricevere un tale riconoscimento per sei anni indica che la strada era quella corretta.
Per cinque anni sono stata l’unica donna nella lista degli Highly Cited Reseachers a Padova: sono contenta che quest’anno altre due colleghe padovane siano presenti a documentare un’eccellenza femminile nella ricerca della nostra Università.
Vorrei però sottolineare come io sia l’unico medico ospedaliero. Per meglio far capire: io sono inquadrata come contratto tra i medici ospedalieri non tra quelli universitari. I medici “ospedalieri”, al contrario degli universitari, non hanno un tempo “protetto” da dedicare solo all’attività di ricerca, ma devono impiegare tutto il loro orario all’assistenza clinica del paziente. Per i carichi di lavoro diventa pertanto molto arduo per il medico ospedaliero ricavare spazi per la ricerca se non a prezzo di grande sacrificio personale. Auspico che, nel futuro, nelle Aziende Ospedaliere convenzionate con l’Università, come a Padova, si possano offrire le stesse opportunità a tutti i medici, indipendentemente dall’inquadramento contrattuale, soprattutto nella prospettiva di coltivare i giovani talenti”.
Lei è un’esperta in allergologia. Ci spiega quanto sono diffuse le allergie e chi colpiscono soprattutto? Quali le più diffuse e come si interviene?
“Le malattie allergiche rappresentano l’epidemia del XX e XXI secolo. Soprattutto nei Paesi occidentali il miglioramento delle condizioni di vita con ridotta esposizione ad agenti infettivi, il consumo di alimenti ultra processati, con riduzione dell’apporto di vitamine immunomodulanti e di anti-ossidanti, il fumo di sigaretta anche in giovane età hanno portato ad una selezione delle vie immunitarie verso lo sviluppo di manifestazioni allergiche a cominciare dall’età pediatrica. Si stima che attualmente il 25% dei bambini da 0 a 14 anni soffra di un problema allergico.
Le più diffuse sono le allergie ad allergeni inalatori come acari della polvere, pollini di graminacee ed alberi, muffe con sintomi di asma ed oculorinite allergiche.
L’allergologo ha oggi a disposizione sfaccettate modalità terapeutiche da utilizzare singolarmente o in combinazione in base alle caratteristiche cliniche del singolo paziente. Tali terapie spaziano dal trattamento sintomatico di sollievo del sintomo a quello “causale” di riduzione della reattività allergica, cosiddetta desensibilizzazione, fino a quello con anticorpi monoclonali che agiscono sull’infiammazione allergica o su anticorpi IgE.
L’allergia alimentare costituisce la prima allergia a comparire in ordine temporale. Ne sono colpiti l’8-10% dei bambini sotto i 5 anni di età ed il 2-4% della popolazione adulta. Gli allergeni alimentari più frequenti sono ubiquitari. Latte, uovo, grano, soia, pesce, frutta a guscio si incontrano ovunque esponendo il paziente al rischio continuo di trasgressione e soprattutto di reazioni gravi fino allo shock anafilattico.
L’anafilassi da alimenti è la causa più frequente di reazione grave nei bambini, negli adolescenti e nel giovane adulto. Per questo motivo la Regione Veneto ha creato un Centro Regionale dedicato con una Legge Regionale del 2004 fortemente sostenuta dall’associazione dei pazienti Food Allergy Italia. La mission del Centro è quella di presa in carico globale del paziente e della famiglia. Oltre alla gestione clinica del paziente (diagnosi e terapia) vengono organizzati regolarmente corsi alle scuole, ai ristoratori, alle mense per aumentare la consapevolezza della patologia e per mettere in atto strategie di sicurezza attorno al paziente alla sua famiglia. La dieta di esclusione dell’alimento o alimenti in causa rappresenta tutt’ora il cardine della terapia dell’allergia alimentare. Nell’ultimo decennio tuttavia si sono promossi protocolli volti alla desensibilizzazione all’allergene alimentare in causa con l’obiettivo di innalzare la soglia di reazione del paziente con tolleranza (cioè mancata reazione per esposizione) a tracce dell’alimento incriminato.
E, più recentemente, sono stati approvati (in USA solo per ora) anticorpi monoclonali per il trattamento dell’allergia alimentare ed altri sono in corso di sviluppo ampliando le possibilità terapeutiche per i pazienti.
Anche sul versante dei farmaci salvavita, da somministrare ai primi sintomi di una reazione grave, si sta assistendo ad una positiva evoluzione. Oltre all’adrenalina per via intramuscolare con autoiniettore sono stati lanciati dispostivi di erogazione dell’adrenalina senza ago: per esempio quello per via intra nasale che sarà sul mercato italiano da aprile 2026. Altri sempre senza ago sono in fase di autorizzazione quali quelli per via sublinguale e per via transcutanea”.
Padova è la culla della ricerca scientifica in Veneto e in Italia e non solo, oggi come nel passato. Come mai secondo lei? Cosa si auspica per il futuro?
“A Padova si è assistito nel passato ad una rara concentrazione di menti brillanti che hanno fatto da pioniere in un ambiente meno gravato da coercizioni anche burocratiche. La sfida adesso, a mio modestissimo avviso, è quella di sostenere un’ottica di libertà intellettuale e di indipendenza di giudizio che consenta di identificare i giovani promettenti, fornendo loro le risorse per un concreto servizio alla comunità della ricerca scientifica”.
