Non si deve mai scuotere un neonato o un lattante. Non lo si deve fare nemmeno se il bambino piange molto e a lungo, senza sosta: scuotere un bambino può causargli lesioni gravissime – riassunte sotto il nome di “Sindrome del Bambino Scosso” (Shaken baby Syndrome) – e può anche causarne la morte. Per diffondere la sensibilità su questo tema sono scesi in campo anche gli specialisti dell’Ulss 3 Serenissima, che recentemente, al mercato di Marghera, hanno incontrato mamme e papà e la popolazione tutta in uno stand #NONSCUOTERLO!. La postazione era arricchita da materiale informativo, poster e palloncini arancioni ed era colorato dalle vivaci magliette arancioni degli operatori della Pediatria di Mestre e dell servizio Infanzia, Adolescenza e Famiglia, aiutati da un servizio di mediazione linguistico-culturale in lingua bengalese per favorire la partecipazione della comunità locale. “Il pianto prolungato di un neonato – spiega la dottoressa Silvia Callegaro, pediatra dell’Angelo e referente dell’Ulss 3 Serenissima sull’argomento – costituisce una situazione comune, ma che può diventare difficile da gestire, soprattutto quando la stanchezza o la solitudine prendono il sopravvento. I bambini piccoli utilizzano il pianto per comunicare i loro bisogni, ma bisogna anche ricordare che un neonato può continuare a piangere a lungo, spesso e soprattutto nelle ore serali, in modo apparentemente inconsolabile, anche senza che ci sia un reale problema di salute”.
“In questi casi – dice ancora la dottoressa Callegaro, che è anche componente del direttivo regionale della Società Italiana di Medicina di Emergenza e Urgenza Pediatrica (SIMEUP) – è importante sapere cosa fare e ancor più cosa non fare, perché scuotere un neonato o un lattante violentemente, a volte inconsapevolmente, con l’intenzione di calmare un pianto inconsolabile, può provocare la ‘Sindrome del Bambino Scosso’, causata dal brusco scuotimento del cervello dentro la scatola cranica, con gravissime conseguenze neurologiche che possono manifestarsi da un punto di vista motorio e del linguaggio, con disabilità fisiche, danni alla vista e all’udito, epilessia, ritardo psicomotorio”. Cosa devono fare allora, i genitori, di fronte al pianto prolungato di un neonato? “I genitori devono accertarsi di averlo nutrito, cambiato, coccolato, rassicurato – spiega la Primaria della Pediatria dell’Angelo, Paola Cavicchioli– e devono verificare che non abbia febbre o dolore… Talvolta, però, il neonato piange a basta! Lo si può prendere in braccio e cullare dolcemente, lo si può avvolgere in un lenzuolino in posizione fetale, gli si può fare un bagnetto, oppure lo si può portare a fare un giro in auto o con la carrozzina”.
Se ancora il pianto non passa ed il genitore rischia di perdere la pazienza, il consiglio è di mettere il bambino nella culla, supino, in un posto sicuro, allontanarsi dal piccolo e dedicarsi ad altro per qualche minuto, così da poter tornare a prenderlo in braccio più calmi e sereni; non temere di chiede aiuto, anche al proprio Pediatra o al Pronto Soccorso più vicino.
“Ma i genitori ricordino – ribadisce la dottoressa Cavicchioli – di non scuotere per nessun motivo il neonato nel tentativo di farlo smettere: il piccolo non ha il controllo del capo perché i muscoli del suo collo sono ancora deboli e la testa in proporzione è molto più pesante del resto del corpo, così i bruschi movimenti in avanti e indietro possono causare lesioni irrimediabili al cervello. Conoscere questo rischio significa prevenire un gesto pericolosissimo. E’ quindi fondamentale che i genitori, insieme a tutti coloro a cui il neonato è affidato anche per poche ore, siano informati della pericolosità di questo comportamento: non si deve mai scuotere un neonato”.
“Ci siamo impegnati – spiega il Direttore Generale Massimo Zuin – a portare in giro per i territori l’evento nazionale #NONSCUOTERLO!, che è giunto quest’anno alla terza edizione. Così, se negli anni scorsi la nostra Azienda sociosanitaria ha concentrato le iniziative su questo tema presso l’atrio dell’Ospedale dell’Angelo, in Ostetricia, al Nido e in Pronto Soccorso Pediatrico, quest’anno abbiamo voluto estendere le attività a livello territoriale, privilegiando contesti extra-ospedalieri, per ampliare la visibilità e l’impatto comunicativo della campagna. In queste occasioni abbiamo proposto anche il gioco ‘Ca’ Bimbo’ e il relativo Vademecum, recentemente prodotti nell’ambito della più ampia campagna, promossa dalla nostra Ulss 3 Serenissima, di prevenzione degli incidenti in età pediatrica”.
