Due anni del progetto “Oltre le differenze”, a Padova si tirano le somme

Sono oltre 300 le famiglie italiane e straniere, di Padova e Rovigo, che hanno seguito i 93 incontri del percorso biennale di formazione e confronto “Oltre le differenze”.

Tra le loro storie, quattro sono state raccontate con commozione e intensità.

Ad esempio quella di Alessandra, mamma di una ragazza con disabilità. Quando nasce, la bambina rimane per molti mesi in ospedale e, dopo diversi interventi chirurgici, le sue dimissioni rappresentano per la famiglia il timore di non riuscire a provvedere ai suoi bisogni a casa.

Adriana invece è mamma di una giovane donna di 28 anni con disabilità grave e molteplici patologie. Quando è nata “io, mio marito e mia figlia maggiore, allora di 11 anni, ci stiamo trovati impotenti di fronte ai verdetti degli specialisti, che ci hanno resi ancora più vulnerabili” racconta Adriana. Un’esperienza dura e senza sconti, che costringe la sorella maggiore a crescere velocemente e responsabilizzarsi e che mette i genitori di fronte a una condizione – la disabilità – che durerà per tutta la vita. Per tutta la famiglia.

Elvio si è invece occupato del fratello maggiore, poi mancato all’età di 75 anni, che era affetto da tetraplegia spatica e con lo sviluppo cognitivo di un bambino di 6 anni. Eppure nella sua vita aveva conquistato una discreta autonomia ed era circondato di amici. “La qualità di vita della persona con disabilità e lo sviluppo personali sono importanti – spiega Elvio – noi fratelli non ci siamo mai fatti condizionare dalla situazione di Ennio e i nostri genitori non l’hanno mai fatta pesare”.

Khaoula è di origini tunisine, è mamma di un bambino di 9 anni che soffre di disturbi dello spettro autistico, con un’altra figlia più grande e un marito che lavora all’estero. “Quindi sono da sola. Non è facile accettare una diagnosi di questo tipo e non sempre sappiamo da dove iniziare e come muoverci. Essendo straniera – racconta Khaoula – ho un ostacolo ulteriore con lingua e cultura diverse. Ma a volte è lo stato d’animo di fragilità che abbiamo che ci impedisce di capire, per questo bisogna essere sensibili con i genitori di figli con disabilità”.

Insomma, tutti racconti di famiglie di figli con disabilità o nuclei stranieri che vivono una condizione di doppia fragilità per loro origine e per la presenza di un famigliare con disabilità. Tutti nuclei ad alta vulnerabilità e a rischio isolamento, esposti a stress sociali, che hanno trovato nel percorso formativo momenti di ascolto, confronto e scambio e un supporto per affrontare le difficoltà, scoprendo un nuovo senso di appartenenza alla comunità.

Attivato alla fine del lockdown, in una condizione di disgregazione del territorio e con il formarsi di nuove solitudini, il progetto “Oltre le differenze” ha ottenuto il risultato di creare una dimensione di relazione importante, un lavoro profondo di tessitura con gli enti del territorio che vuole incentivare nuovi processi partecipativi, come ha sottolineato la psicologa e psicoterapeuta Maria Taurisano.

Ho sentito soluzioni a problemi a cui non avrei pensato”.

Il contributo di tante esperienze mi ha dato possibilità di valutare altre strade che da sola non avevo considerato”.

Ho trovato empatia reciproca”.

Dietro queste testimonianze c’è il vero risultato del progetto, presentato nel corso del convegno “Oltre le differenze: famiglie in relazione” organizzato alla Fornace Carotta dall’Associazione Famiglie Persone con disabilità IRPEA Padova nell’ambito della Rete Utenti per Caso, sostenuto da Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo nell’ambito del bando Welfare, con il patrocinio di CSV e la collaborazione di “Patto per lo sviluppo di un nuovo welfare”Fondazione Irpea e di altri 9 partner sociali, tra cui ULSS 5 e 6 e Comuni di Padova, Rovigo e Piove di Sacco.

Sono stati due anni intensi, che hanno generato una sinergia concreta tra diversi soggetti – ha sottolineato in apertura la presidente dell’Associazione Famiglie Persone con Disabilità IRPEA Padova Laura Dalla Nora Pradella – mentre l’Assessora del Comune di Padova Cristina Piva ha citato il“grande bisogno di fare rete per affrontare percorsi delicati che non sono sempre lineari”, ricordando Anna Donegà ad un anno dalla morte.

I numerosi interventi coordinati da Antonella Dursi – il consigliere generale Francesco de Agostini della Fondazione Cariparo, Marcello Mazzo dei Servizi Socio Sanitari ULSS 5 Polesana, Patrizia Sartori dell’ULSS 6 Euganea, la presidente della Fondazione IRPEA ETS Margherita Miotto, Silvana Bortolami della Rete Utenti per Caso, l’educatrice professionale e psicologa Lara Fornaro, Carlo Zagato della Cooperativa sociale Porto Alegre, il sociologo Paolo Pezzana e l’Assessora ai servizi sociali del Comune di Padova Margherita Colonnello che ha citato le diverse esperienze per l’inclusione e la vita indipendente finanziate anche tramite il PNRR – hanno concretizzato i nodi di questa rete, validando un nuovo approccio alla disabilità e al nucleo famigliare che convive con essa l’attenzione al processo di emancipazione, benessere e autodeterminazione delle persone con disabilità.

Con l’impegno congiunto a andare avanti e mettere a disposizione del territorio le opportunità che il progetto ha generato.